• Biografia

    Roberto Serafini nasce a Roma nel 1968. Diplomatosi in Ragioneria nel 1987, dal 1992 lavora come impiegato in un grande albergo romano.

    Coltiva sin da giovane la passione per la musica e si dedica allo studio del pianoforte, hobby che coltiva tuttora nel tempo libero.

    L'interesse per la scrittura arriva tardi nella sua vita, infatti solo nel 2012 pubblica il primo libro/biografia, dedicato alla figura di un sacerdote slovacco, dal titolo Jozef Medový. Un voto d'amore per amore degli altri.

    Nel 2013 cura la pubblicazione di un breve saggio di Medový dal titolo L'arcivescovo san Metodio e il vescovo Viching.

    Nel 2014 pubblica il primo romanzo, Cyborg 1.0 con il quale partecipa a un concorso di livello nazionale, il "Premio Letterario Perseide", classificandosi tra i cinque finalisti nella categoria "Editi".

    Nel 2015 pubblica il libro Enza Venturelli. Vi racconto il mio Cosimo Cristina.

    Partecipa come autore anche in due antologie: Attraversami, edita da Arpeggio Libero Editore e Un itinerario nei giacimenti dell'anima, edita da Youcanprint, entrambe pubblicate nel 2015.

    È autore della Prefazione del libro di Olga Karasso, Come quando a teatro..., edito da Youcanprint nel 2016.

    I progetti realizzati fin qui sono:

    • 2012 - Pubblica con Youcanprint Jozef Medový. Un voto d’amore per amore degli altri, biografia del prelato slovacco.

    • 2012 - Pubblica con Youcanprint la versione in lingua slovacca della biografia del prelato Jozef Medovy' Sľub z lásky k Bohu.

    • 2013 - Pubblica con Youcanprint L'arcivescovo San Metodio e il vescovo Viching, breve saggio storico-teologico scritto da Jozef Medový nel 1947, giovane studente del seminario maggiore di Trnava. Il saggio è stato recuperato da un fondo della Biblioteca Nazionale Slovacca e tradotto in italiano.

    • 2014 - Pubblica con Youcanprint il primo romanzo di narrativa Cyborg 1.0.

    • 2015 - Pubblica con Youcanprint Enza Venturelli: vi racconto il mio Cosimo Cristina, la storia d’amore tra il giornalista di Termini Imerese “suicidato” dalla mafia nel 1960 e la giovane nissena Enza. Il libro è il vero racconto della ragazza su quanto vissuto nel periodo del loro fidanzamento fino alla morte e le successive indagini, riaperte nel 1966 dalla Commissione parlamentare antimafia che affidò il caso al vice questore Angelo Mangano messo, a dirigere il Centro di coordinamento regionale di Polizia criminale di Palermo.

  • libri

    I MIEI LIBRI PUBBLICATI

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    Enza Venturelli. Vi racconto il mio Cosimo Cristina

    2015

    Sinossi:

    In una bella giornata di fine agosto, nella magica Caltanissetta, Cosimo e Enza s’incontrano per la prima volta nel bar Duomo dove lei lavora, dando inizio alla loro amicizia che poi diventerà amore. Attraverso una fitta corrispondenza epistolare, Cosimo le rivela i suoi sentimenti e gli sfoghi su come abbia trovato, nell’impegno sociale, le difficoltà e le delusioni. Cosimo, infatti, non si dedica solo a scrivere articoli per altri giornali, ma fonda una sua testata “Prospettive Siciliane”, dove senza mezzi termini denuncia i reati, i mandanti e gli esecutori dei crimini efferati avvenuti nella sua terra: la terra di Sicilia che lui commemora esaltandola e mettendo a nudo la sua fragilità di luogo afflitto dal cancro della mafia.

    È nella ricostruzione dei fatti, seguendo la cronologia delle lettere ricevute e inviate dalla casella postale “168”, che possiamo immedesimarci nel periodo in cui si svolse la loro storia d’amore. Periodo dove un bacio era una conquista, ma dove anche la libertà di espressione era un azzardo. Enza e Cosimo sognavano una vita assieme, giovani sposi pronti al futuro, ma gli eventi, in modo precipitoso e quasi inspiegabile, si accaniscono sul giornalista, che viene ritrovato morto all’interno di una galleria ferroviaria. A Enza rimane così il compito di conservare memorie, di essere una teca protettrice delle emozioni passate, di tramandare a un narratore il ritratto di un giovane temerario, sensibile e giusto che ha preferito rimanere sulla breccia, piuttosto che sparire vigliaccamente dal palcoscenico.

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    Cyborg 1.0

    2014

    Sinossi:

    Cambridge, 20 giugno 2020.

    Nel giorno della sua laurea, John Miller deve affrontare due eventi drammatici che lo cambieranno per sempre.

    Philadelphia, 21 ottobre 2030.

    La Cyborg Corporation si prepara a lanciare sul mercato una nuova generazione di androidi, progettati dall’ingegnere John Miller.

    Il prototipo Venus sembra pronto per fare il suo ingresso tra il mondo degli umani. Mancano solo alcuni test finali, che vuole condurre John personalmente.

    Per questo trascorrerà qualche giorno da solo con la sua creatura.

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    L'arcivescovo San Metodio e il vescovo Viching

    2013

    Sinossi:

    Quando nel settembre del 2012 ho ricevuto dalla Slovenská Národná knižnica, la scansione del presente lavoro di monsignor Jozef Medový, contenuto negli Atti della linguistica (Jazykovedný sborník, 1946/1947, pp. 193-199), il mio libro “Jozef Medový, un voto d’amore per amore degli altri” era già stato stampato. Pertanto non ho potuto includere il suo saggio nella mia prima pubblicazione a lui dedicata. Ma se è vero che nulla accade per caso, l’occasione del 1150° anniversario dell’arrivo dei santi Cirillo e Metodio nella Grande Moravia e l’inizio della loro attività missionaria tra i popoli slavi (863-2013), mi dà la possibilità ora di provvedere a tale mancanza e pubblicare così il suo “Arcibiskup sv. Metod a biskup Viching”.

    Jozef Medový - Sľub z lásky k Bohu

    2012

    Sinossi:

    “Bolo to v októbri 1947. Ešte som ani nemal všetko v poriadku po prázdninových kurzoch LA a robil som už plány na leto 1948, keď zrazu dostal som z najdôst. Biskupského úradu v Trnave list, oznamujúci mi, že sa mám sberať na ďalšie bohoslovecké štúdiá do Ríma. To bol hotový prevrat...”
    Kniha, ktorá rozpráva príbehy o vojnách, nespravodlivosti, utláčaní, separácii od rodného domova a tým viac od svojich blízkych; je to utrpenie, hlboko vo vnútri, ukryté v dojímavej dôstojnosti. Kaleidoskop drobných fragmentov života, ktoré pri každom pohybe vytvárajú krásnu mozaiku lásky a ľudskosti, obohatenú o osvedectvá ľudí, ktorí zdieľali sny, projekty, úsilia a úspechy.

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    Jozef Medový - Un voto d’amore per amore degli altri

    2012

    Sinossi:

    “Era l’ottobre 1947. Non avevo ancora finito di sistemare le mie cose dopo i corsi estivi della Legio Angelica e programmavo già l’estate del 1948, quando improvvisamente mi arrivò una lettera dall’Ufficio dei vescovi di Trnava, che mi annunciò che sarei andato a Roma per gli studi teologici. Da quel momento cambiò tutto…”

    Dal remoto paesino della Slovacchia occidentale, Smolenice, a Roma, la Città Eterna. Gli studi, l’impossibilità di tornare in patria a causa del colpo di stato in Cecoslovacchia e l’intera esistenza spesa per il bene e l’amore degli altri, nelle parrocchie italiane, campi da seminare con la parola di Dio e con il suo esempio di vita.

  • INTERVISTE

    Intervista di Azzurra Patriarca

    Per il Magazine "Il Curioso"

    Roberto Serafini: un libro è per sempre

    Vogliamo raccontarvi del nostro nuovo incontro e presentarvi Roberto Serafini. Un amante del buon cibo e della buona musica, ma soprattutto della forza delle parole, del rispetto della memoria, della fiducia in valori che possono cambiare il mondo. La sua attitudine alla scrittura la scopre tardi e come conseguenza alla passione per la lettura. “Quando leggi tanto – ci dice – alla fine, ti viene il desiderio di provare anche tu a raccontare delle storie, vere o di fantasia. Il mio primo tentativo, che è rimasto solo una bozza, è stato un romanzo storico, ambientato nel medioevo. Non so se riuscirò mai a terminarlo”.


    Il piacere di scrivere, lui, ce l’ha da quando era piccolo, anche se non l’aveva mai sentito come un bisogno. Poi incontra Jozef Medový e l’esigenza di far conoscere a tutti la storia di questo personaggio è forte. "Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto. In questa parabola si può sintetizzare la vita di don Giuseppe Medový, uomo saggio e pieno d'amore per il suo gregge, gancio saldo tra cielo e terra, tra l'amore per Dio e la dedizione amorevole e sempre presente verso la sua comunità parrocchiale. Un uomo che in molti ha lasciato una traccia indelebile, come in lui era l'impronta della mano di Dio. La vita di un uomo che ha insegnato e fatto breccia nella vita di molte persone, e anche nella mia. Ho voluto raccontare i momenti salienti della sua parabola esistenziale, alla luce soprattutto del nostro rapporto personale. Dal remoto paesino della Slovacchia occidentale, Smolenice, a Roma, la Città Eterna. Gli studi, l'impossibilità di tornare in patria a causa del colpo di stato in Cecoslovacchia e l'intera esistenza spesa per il bene e l'amore degli altri, nelle parrocchie italiane, campi da seminare con la parola di Dio e con il suo esempio di vita”.


    E dopo la pubblicazione di "Jozef Medový. Un voto d'amore per amore degli altri" nel 2012, la sua penna non si è fermata. Da qui il passo verso il genere che più l’appassiona è stato breve. Nel 2014 viene pubblicato il suo primo romanzo di fantascienza, “Cyborg 1.0". Prima che il robot Nadine cominciasse la sua carriera da segretaria, Roberto ha immaginato un prossimo futuro dove i robot potessero far parte della nostra quotidianità e inserirsi sempre più nella nostra società, anche nell’ambito lavorativo. La sua Venus ha doti oltre ogni immaginazione, ma non può amare. Anche se l’autore è convinto che le macchine un giorno potranno amare ed avere dei sentimenti. O forse sarà l’uomo che troverà il modo di espandere le sue facoltà mentali fino a sembrare una macchina stile “Lucy” nel film di Besson?


    Roberto si lascia ispirare “dalla realtà che ci circonda, da fatti realmente accaduti, da persone la cui vita merita di essere raccontata per non far morire, con essi, il loro ricordo, il loro vissuto. A volte invece ci può essere un’idea che aleggia nell’aria, ti entra nella testa e ti rimane dentro fino a quando, finalmente, la fai uscire dalla penna (o dalla tastiera del PC)”. Poi arriva la soddisfazione. “La soddisfazione maggiore è quando, dopo mesi di duro lavoro, passati principalmente a scrivere, rileggere, correggere, nei quali magari rinunci a vedere un film, a uscire con gli amici, a leggere altri libri che sono parcheggiati nella libreria, finalmente puoi tenere tra le mani il frutto del tuo lavoro. È quello il momento più bello, quando vedi che qualcosa che nasce dalla tua mente diventa realtà, diventa qualcosa di materiale, che puoi toccare e che inizierà a sua volta a vivere di vita propria. Per l’eternità. Perché un libro è qualcosa che rimarrà per sempre”.


    E proprio con lo scopo di lasciare al per sempre una storia vera che valeva la pena raccontare, l’anno scorso ha pubblicato "Enza venturelli: Vi racconto il mio Cosimo Cristina". Una storia d’amore e professionale di un giovane giornalista siciliano, ucciso dalla mafia nel 1960, Cosimo Cristina. “Ho cercato di infondere nello scritto le emozioni e le sensazioni trasmessemi da mia zia Enza mentre mi raccontava la loro storia d’amore. Io ho solo prestato la mia penna ai suoi ricordi, scrivendo come fossi lei. L’idea è nata quasi involontariamente: fin da piccolo ho sempre saputo di questa storia senza però approfondirla mai sul serio. Da quando ho iniziato a scrivere, però, vedo le cose sotto un’altra prospettiva e penso che le storie interessanti dovrebbero essere scritte e raccontate da qualcuno”.
    Grazie, Roberto, per aver dato voce a queste storie toccanti. Noi aspettiamo di leggerne ancora da te e continuiamo a seguirti su robertoserafini.it e sulla tua pagina fb serrob68.

    Intervista di Rosalba Vangelista

    Scrittrice

    Ciao Roberto, grazie per la tua disponibilità. Ci tengo molto a farti questa intervista in quanto ti stimo moltissimo come persona e come scrittore visto che ho avuto il piacere di leggere già un tuo romanzo.

    Prima di entrare nel merito dell’intervista volevo chiederti, come nasce Roberto Serafini scrittore?

    Grazie a te Rosalba per questa intervista. Sarà un vero piacere rispondere alla tue domande. Nasco scrittore a dire il vero un po’ per caso. Non c’era in me l’intenzione di dedicarmi alla scrittura con una certa continuità e costanza. Poi si sa, l’appetito vien mangiando e dopo la prima pubblicazione ho cercato di mettermi di nuovo in gioco. Adesso posso dire che sta diventando una passione sempre più forte e vorrei continuare fino a che ne avrò voglia e tempo.

    All’attivo hai ben quattro pubblicazioni, ci puoi parlare brevemente di cosa trattano?

    La prima pubblicazione tratta della biografia di un sacerdote slovacco, monsignor Jozef Medový, inviato dal vescovo di Trnava a Roma nel 1947 per proseguire la preparazione teologica. Al termine dei suoi studi non è potuto tornare in Slovacchia perché nel febbraio del 1948 ci fu un colpo di stato e non fu permesso ai religiosi di rientrare in patria. Questo sacerdote ha vissuto il resto della sua vita in Italia e nel 1982 le nostre strade si sono incrociate. L’amicizia e la stima che ho sempre nutrito nei suoi confronti è stata la spinta propulsiva che mi ha portato a scrivere la sua biografia, ben tredici anni dopo la sua morte. Lo stesso libro l’ho fatto tradurre in lingua slovacca. Subito dopo ho curato la pubblicazione di un saggio giovanile dello stesso sacerdote, ritrovato dopo tanto cercare, in un fondo della Biblioteca Nazionale Slovacca. Dopo queste prime pubblicazioni di carattere storico-biografico ho tentato la strada della narrativa, con un romanzo di fantascienza. La mia ultimissima pubblicazione invece tratta della storia d’amore e professionale di un giovane giornalista siciliano, ucciso dalla mafia nel 1960, Cosimo Cristina.

    Ho letto il tuo “Cyborg 1.0” e sono rimasta molto colpita. Oltre lo stile fluido e corretto il tuo romanzo trasmette molto a livello riflessivo. Tratta di sentimenti importanti, e tutto questo anche grazie al personaggio di Venus che non è umana. Com’è nata questa bella storia?

    Cercavo un’idea originale per il mio primo romanzo, ogni cosa che mi venisse in mente sembrava però già stata scritta da altri oppure sembrava ridicola o poco interessante. Avevo iniziato a scrivere qualche pagina di un romanzo storico ma mi ero arenato e non riuscivo ad andare avanti. Finché un bel giorno, ascoltando il telegiornale, mi sono imbattuto in una notizia di spettacolo. Parlavano di una rappresentazione teatrale, dal titolo “Sayonara”, dove un’attrice interagiva con un robot dalle sembianze umane e femminili: GeminoidF, progettata dall’ingegnere giapponese Hiroshi Ishiguro. Da lì la folgorazione. Ho immaginato un prossimo futuro dove i robot potessero far parte della nostra quotidianità e inserirsi sempre più nella nostra società, anche nell’ambito lavorativo. Ma fino a qui nulla di nuovo. La letteratura e la filmografia ha trattato decine di volte — e ancora oggi continua — l’argomento uomini e macchine “sotto lo stesso cielo”, in armonia o in guerra tra loro (vedi Terminator Genisys o Ex Machine, solo per citarne due tra gli ultimi). Alla mia protagonista robot, la sofisticatissima Venus, ho voluto dare però una possibilità oltre ogni immaginazione, una evoluzione per certi versi impossibile e per questo fantascientifica. Ma è anche vero che a volte la fantascienza può diventare realtà. Tu che hai letto il romanzo sai a cosa mi riferisco.

    Adesso vorrei parlare del tuo ultimo romanzo, “Enza Venturelli: Vi racconto il mio Cosimo Cristina” che avrò il piacere e l’onore di leggere.

    È una storia forte che tratta un argomento importante come la lotta alla mafia, narrata oltretutto da una donna a cui dai voce tu… Com’è stato immedesimarsi nella psiche e nei sentimenti di una donna che ha vissuto un’esperienza così drammatica e toccante?

    Non è stato per nulla semplice e non so dire se ci sia riuscito appieno. Solo i lettori potranno dirlo. Ho cercato di infondere nello scritto le emozioni e le sensazioni trasmessemi da mia zia Enza mentre mi raccontava la loro storia d’amore. Cercavo di immedesimarmi in lei e immaginare cosa potesse provare durante le loro prime uscite da fidanzati, la felicità di sentirsi amata, l’emozione dei primi baci, il timore di non piacere ai futuri suoceri, il distacco della partenza quando si è trasferita a Roma con la famiglia, il ritorno a Termini Imerese dopo quattro mesi di lontananza e il tragico ritrovamento del cadavere del ragazzo all’interno di una galleria ferroviaria, su quei binari maledetti.

    Sicuramente oltre i racconti di tua zia Enza Venturelli ti sei documentato. Come sei riuscito a ricreare un archivio storico sull’accaduto?

    Mia zia ha conservato moltissime foto d’epoca. Ognuna di esse è un racconto, una situazione particolare, un ricordo indelebile. È stato molto difficile reperire le copie dei giornali da lui pubblicati e anche altri dove lui scriveva come corrispondente, prima di fondare “Prospettive siciliane”. Comunque, come recita quel motto latino, “nihil difficile volenti”, niente è difficile a chi vuole, alla fine ho ottenuto quello che cercavo. Tra giornali d’epoca, internet e libri ho ricostruito i tasselli mancanti e sono riuscito a ricucire qua e là tutti i momenti chiave della storia di Cosimo Cristina, sia quelli precedenti sia quelli successivi alla sua morte.

    Intervista di Roberta Strano

    Per il blog "Arte di scrivere"

    Oggi vi volevo parlare del romanzo “Enza Venturelli: vi racconto il mio Cosimo Cristina”, scritto da Roberto Serafini. E per farlo, porrò alcune domande allo scrittore inerenti al suo libro ed anche alla sua storia da scrittore:

    Il tuo libro racconta la vita del giornalista siciliano Cosimo Cristina, potresti parlacene?

    Certo Roberta, innanzi tutto ti ringrazio per avermi dato questa opportunità di parlare del mio nuovo libro. Sono molto felice e onorato di rispondere alle tue domande.

    Per quanto riguarda il libro, ci tengo a precisare che non parlo di tutta la vita di Cosimo Cristina, ma solo del periodo compreso tra l’agosto del 1958 e il maggio del 1960, oltre ai successivi fatti riguardanti le indagini riaperte nel 1966 per appurare la verità sulla sua morte.

    Il racconto inizia proprio dal 31 agosto 1958, giorno in cui Cosimo entrò nel bar dove lavorava Enza. Quell’incontro fu il classico colpo di fulmine, almeno per lui, che da quel momento in poi cominciò a scriverle delle lettere bellissime nelle quali le confidava i suoi sentimenti e la speranza di esser ricambiato da lei. Cosa che avvenne nei mesi successivi. Oltre a questo parlo anche della sua carriera giornalistica e del suo settimanale “Prospettive siciliane”, citando molti articoli “esplosivi” in esso contenuti.

    È stato difficile scrivere un libro ambientato in quell'epoca?

    Sinceramente devo dire che il libro non è incentrato in modo particolare sulla descrizione di luoghi e stili di vita di quel periodo. C’è qualche accenno, ma bisogna dire che i racconti di Enza sono stati basati sul loro rapporto sentimentale. Più che dell’”esterno” si è voluto parlare e fare un viaggio all’”interno” del cuore di Cosimo, parlare di lui come ragazzo e uomo dolce, affettuoso, con un grande cuore innamorato della sua fidanzata, alla quale dedicava tutto se stesso, tutto il poco tempo libero che aveva, tra un servizio e l’altro da scrivere per i diversi giornali per cui lavorava. Ecco, quel che si comprende di quell’epoca lo possiamo desumere dalle sue lettere e dagli articoli dei giornali che ho riportato qua e là, in parte o integralmente.

    L’io narrante della storia è tua zia, la fidanzata di Cosimo, raccontaci della vostra collaborazione che ha portato alla pubblicazione di questo straordinario libro.

    Sì, è vero. Il libro è scritto in prima persona e colei che parla è proprio Enza Venturelli. Io ho solo prestato la mia penna ai suoi ricordi, scrivendo come fossi lei. La scelta di scrivere in prima persona è dovuta proprio dal desiderio di far sentire più vicini al lettore i due protagonisti. È stato un po’ quello che è capitato a me quando ho ascoltato i racconti di mia zia. Ho cercato di far rivivere le stesse emozioni che ho vissuto io stando seduto in poltrona accanto a lei, sfogliando le lettere originali (oltre cento) e guardando le loro fotografie.

    L’idea è nata proprio così, quasi involontariamente. Fin da piccolo ho sempre saputo di questa storia senza però approfondirla mai sul serio. Da quando ho iniziato a scrivere, però, vedo le cose sotto un’altra prospettiva e penso sempre che le storie interessanti dovrebbero essere scritte e raccontate da qualcuno. E poi mia zia di questa storia, così nel dettaglio, non ne ha mai parlato con nessuno, quindi un motivo in più per raccontarla. In più penso di averla resa felice per aver raccontato e messa su un libro una parte fondamentale della sua vita.

    Nel tuo libro non si parla solo d’amore ma anche di notizie precise circa indagini svolte in quegli anni in Sicilia. Sono importanti, e perché?

    La storia d’amore è sicuramente l’aspetto più importante, ma ho voluto in ogni caso ripercorrere anche la cronaca degli avvenimenti che hanno riguardato la morte di Cosimo, le prime indagini, chiuse in breve tempo dal magistrato e la successiva riapertura del caso da parte del vice questore di Palermo Angelo Mangano. Mangano condusse di sicuro delle indagini minuziose, ascoltò decine di testimoni e depositò in procura un ricco dossier. Però, come ben sappiamo, non fu sufficiente a consegnare alla giustizia i veri responsabili della sua morte.

    Potresti dare un consiglio agli scrittori emergenti che devono ancora riuscire a trovare una casa editrice o come nel tuo caso, un servizio di self publishing?

    Il discorso è molto lungo e complesso. C’è chi sogna da subito una casa editrice, piccola o media che sia, perché ci si convince che questa dia in un certo senso più prestigio alla propria pubblicazione. Gli autori che si auto-pubblicano poi sono spesso considerati scrittori di serie B perché si pensa che i loro manoscritti non abbiano trovato il favore degli editori. Ma non dimentichiamoci che la maggior parte di queste case editrici sono a pagamento, nel senso che per pubblicare bisogna acquistare un certo numero di copie obbligatoriamente, come da contratto che si firma. Il self-publishing, invece, ti dà la possibilità di pubblicare gratis pagando solamente le copie che decidi di acquistare per te, ma senza nessun obbligo o limite. Oggi sta diventando una strada sempre più intrapresa dagli emergenti, sia per i bassi costi di investimento sia per la velocità con cui si vede realizzato il proprio sogno. Io fin dall’inizio ho scelto di pubblicare con Youcanprint e non me ne sono mai pentito.

    Stai attualmente lavorando alla stesura di un nuovo romanzo?

    Penso di riprendere a settembre un romanzo che avevo interrotto per dedicarmi a questo lavoro appena pubblicato. Ho anche altre idee abbozzate ma che devo perfezionare nella mia mente prima di farle diventare delle vere e proprie storie.

    Ti sei mai cimentato nella poesia?

    Qualche tentativo c’è stato ma potevo tranquillamente evitarlo. Direi che non fa per me.

    Vorresti ringraziare qualcuno che magari ti è stato da supporto nella tua carriera di scrittore?

    Sì, c’è una persona che mi ha spinto a scrivere e ha creduto in me da sempre. La ringrazio perché senza di lei non avrei mai iniziato a scrivere. Grazie Dania.

    Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato e speriamo di poter leggere presto una tua nuova opera.

    Intervista di Emma Fenu

    Scrittrice e blogger

    Ho, oggi, il sommo piacere di intervistare, per "Passione Lettura", uno scrittore emergente, Roberto Serafini, autore di “Jozef Medový. Un voto d’amore per amore degli altri”.

    E’ un uomo introspettivo, Roberto: un amante della magia della musica, della forza delle parole, del rispetto della memoria, della fiducia in valori che possono cambiare il mondo.

    Il suo libro ci immette in un contesto storico duro, in cui essere liberi è un atto di coraggio, in cui le parole pronunciate e i confini varcati possono tramutarsi in sentenze di morte. Tempi di eroi senza spada, che brandivano invisibili armi a difesa altrui, per accogliere e non ferire, per amare e non odiare.

    Salve Roberto, grazie per voler condividere con noi il percorso personale e letterario su cui si fonda la tua opera.

    Entriamo subito nel vivo del tuo libro: chi è il protagonista della biografia che hai curato con tanta dedizione, impiegando mesi nella ricerca di documenti e testimonianze? Chi è Jozef Medový?

    Salve a voi, e vi ringrazio per l’opportunità di far ulteriormente conoscere la vita di Jozef Medový, un sacerdote slovacco, vissuto negli anni degli stravolgimenti politici che hanno coinvolto l’Europa e il mondo nel corso del secolo precedente. Fu una persona che ha dato tantissimo a livello umano e spirituale, alla quale molti si rivolgevano perché sapeva sempre dire la parola e il consiglio giusto; perfino i vescovi lo interpellavano spesso su questioni spinose e delicate, in quanto era edotto, oltre che in teologia, anche in diritto civile internazionale.

    Ci racconti brevemente lo sfondo storico nel quale Jozef Medový ha vissuto e nel quale ha dato prova del suo spessore morale? Che avvenne in quegli anni, intrisi di guerra e rivoluzione?

    La gioventù di Jozef Medový fu serena e tranquilla. La Seconda Guerra Mondiale non lasciò nella Slovacchia i segni della distruzione che si poterono vedere nel resto d’Europa, in quanto essa divenne fin da subito un protettorato tedesco, uno stato fantoccio, che non si oppose all’invasione.

    In sostanza Hitler, dopo aver invaso l’Austria nel 1938, occupò e annetté alla Germania i Sudeti, ossia il territorio al confine tra Germania, Polonia e Boemia, abitato prevalentemente da una popolazione di origine germanofona.

    Successivamente il Dittatore penetrò e occupò, a sud, la Boemia e la Moravia, regioni con elevata industrializzazione e con grande ricchezza di risorse minerarie. La Slovacchia, invece, non avendo grandi risorse economiche, o quantomeno in misura inferiore rispetto ai cugini cechi, non suscitò in Hitler un interesse tale da indurlo a muovere guerra contro questa piccola nazione.

    Il Führer proclamò nel 1939 Primo Ministro, e poi Presidente della Slovacchia, il sacerdote Jozef Tiso, al posto del Presidente Edvard Beneš, fuggito in esilio a Londra. Tiso accettò sotto minaccia tale titolo per il bene della patria, risparmiando, così, la sua terra dalla morte e dalla distruzione. Tuttavia, non la videro allo stesso modo coloro che, al termine della guerra, lo arrestarono con l’accusa di tradimento e lo impiccarono nel 1947.

    Il giovane Medový maturò la sua vocazione proprio in questi anni turbolenti, tra l’occupazione “pacifica” dei tedeschi e la “liberazione” da parte dei russi nel 1945.

    Quali sfide costellarono la vita di un uomo che decise di portare il vessillo della fede, proponendosi di diffondere pace ed amore, in un contesto in cui dominava la chiusura e la negazione della libertà?

    Ardue sfide. Il partito comunista, sotto l’influenza e l’egemonia di Mosca, prese il potere e, dopo il colpo di stato del febbraio 1948, condusse una serie di misure contro la religione cattolica che portarono, nel giro di qualche anno, all’abolizione e soppressione di tutti gli istituti, i conventi e le associazioni religiose. Tale regime totalitario si protrasse fino al 1989, per poi cadere, grazie agli eventi di cui si ha ancora chiaro ricordo.

    Ci furono delle vere e proprie persecuzioni contro la Chiesa e ai sacerdoti cecoslovacchi, che si trovavano al di fuori dei confini della nazione, fu impedito di rimettere piede in patria.

    Ordinato sacerdote a Roma, il 23 dicembre 1950, Jozef Medový fu costretto, giocoforza, a iniziare una nuova vita in Italia. Riuscì a tornare nella terra natia per la prima volta solo nel 1969 quando, dopo l’avvento di Dubček alla guida del Partito Comunista, l’unico partito del Paese, si diede avvio a una serie di riforme democratiche che consentirono agli esuli di poter di nuovo oltrepassare i confini.

    A Medový spetta il merito di aver contribuito, durante il regime, alla fondazione di un istituto dove hanno potuto studiare centinaia di giovani, figli di esuli slovacchi. E la conoscenza è una grande forma di libertà.

    Roberto, per te non si tratta, però solo di una figura che hai ricostruito attraverso fogli di carta e vecchie fotografie. Tu conoscevi bene il suo sorriso…

    Ebbene sì, ho avuto l’onore di collaborare molti anni con Jozef Medový nella chiesa di San Francesco d’Assisi di Cerenova, in Italia, l’ultima parrocchia dove ha vissuto e svolto il suo ministero. Ho potuto diventare suo grande amico e apprezzare sia l’uomo che il sacerdote, sempre garbato e composto, mai incline alla goliardia, anche se di grande spirito e carisma.

    Ho voluto scrivere qualcosa che rimanesse nel tempo a testimonianza perenne della sua bontà e generosità, ma, questo mio libro, è anche un omaggio a Smolenice, l’amata e mai da lui dimenticata città natale, e ai suoi abitanti che ringrazio di cuore perché hanno sempre tenuto vivo il ricordo di questa persona eccezionale. Il mio scopo, pertanto, non è stato unicamente quello di raccontare la cronaca degli avvenimenti, di cui Medový fu protagonista o spettatore, ma di portare in superficie la sua anima e la sua capacità di donare e di farsi amare.

    "Capita nella vita di ciascuno di noi dover affrontare situazioni imprevedibili o coltivare a lungo sogni che sembrano irrealizzabili. Anche le vicende della mia vita, in terra lontana dalla patria d’origine, formano un romanzo a puntate."

    Jozef Medový

    Intervista di Miriam Mastrovito

    Scrittrice e blogger

    Roberto Serafini, nato a Roma il 27 aprile 1968.

    Vive da molto tempo in una tranquilla località balneare in provincia di Roma, Marina di Cerveteri.

    È diplomato in ragioneria, anche se ha sempre preferito le lettere ai numeri, ed è appassionato di musica. Il pianoforte è lo strumento che ama e che suona nel tempo libero.
    Ha iniziato a scrivere poesie e testi di canzoni da ragazzo ma solo recentemente hanno visto la luce le sue prime pubblicazioni: una biografia di una personalità nel 2012 e un romanzo, Cyborg 1.0, nel 2014.

    Benvenuto nel nostro angolino magico. Domanda di rito per cominciare: Chi è e perché scrive Roberto Serafini?

    Sono una persona normalissima con tante passioni, interessi e curiosità. Dalla musica, all’astronomia, dal collezionismo filatelico alla creazione di siti internet. Per ultimo mi sono dedicato alla scrittura, un terreno difficile e ancora da esplorare, essendo da poco entrato a far parte di questo mondo. Però il piacere di scrivere è un qualcosa che ho sin da piccolo, anche se non l’ho mai sentito come un bisogno, un’esigenza. Nel senso che non ho mai tenuto un diario o un blog dove scrivere giornalmente quello che mi passava per la testa.

    Hai esordito nel mondo letterario con una biografia di un uomo di fede, Jozef Medový , per poi cimentarti con la fantascienza. A cosa si deve questo cambio di rotta?

    La mia prima pubblicazione è nata per mettere su carta i ricordi legati ad una persona che ha rappresentato una parte importante della mia vita. Un amico vero con il quale ho condiviso molti anni della mia vita e che è stato un punto di riferimento per moltissimi giovani delle parrocchie in cui ha operato. Chi ha letto quella biografia ne è rimasto entusiasta per come è stata scritta, per la facilità di lettura e per lo stile fluido, quasi come fosse un romanzo. Mi hanno così incitato e incoraggiato a scriverne uno vero. I robot mi hanno sempre affascinato (da piccolo guardavo i cartoni animati di Goldrake, Mazinga, Jeeg robot), perciò come primo esperimento narrativo ho pensato di dedicarmi a loro.

    Cyborg 1.0. Com’è nata l’idea?

    L’idea è nata per caso, ascoltando una notizia al TG. Si parlava di una rappresentazione teatrale dal titolo “Sayonara”, tra una attrice vera e un’attrice robot, GeminoidF, progettata dall’ingegnere giapponese Hiroshi Ishiguro. Questo robot interagiva con l’attrice dando l’impressione di essere quasi umana. Da lì mi è cominciata a frullare per la testa la trama per il mio romanzo.

    Nel tuo romanzo affronti, tra gli altri, il controverso argomento del rapporto tra uomo e macchina. Pensi che in futuro potremo davvero ritrovarci a convivere con cyborg come Venus?

    Questo è già realtà. Da alcuni anni si stanno progettando robot che potranno essere utilizzati come assistenti per anziani e malati, quindi la convivenza con queste macchine è una cosa che è già stata pensata e che sarà attuata in misura sempre maggiore. Tra qualche decennio sarà normale avere a casa un robot così come oggi abbiamo il frigorifero, il forno a microonde, il televisore al plasma o il robot scooba che spazza i pavimenti.

    John Miller, un po’ come il dottor Frankenstein, tenta di sfidare la morte con la sua creatura. Quale il tuo personale rapporto con l’Oscura Signora? Ritieni che l’immortalità, qualora fosse raggiungibile, sarebbe una vera conquista o piuttosto un’arma a doppio taglio per il genere umano?

    Da sempre l’uomo crede nell’immortalità o nella resurrezione. L’immortalità è un qualcosa che sfugge alla morte, una prosecuzione della vita a tempo indeterminato. La resurrezione è il credere ad un’altra vita dopo la morte, sia essa spirituale, ossia dell’anima, sia essa materiale, risorgendo sotto forma di altro essere vivente. Nel caso specifico del libro, John Miller cerca di opporsi alla morte prematura di una donna, salvando l’organo che lui considera il fulcro dei sentimenti e delle emozioni umane. Quindi più che donare l’immortalità, cerca di opporsi alla morte. Sono sicuro che se oggi l’uomo rincorre l’immortalità, qualora ci riuscisse, il passo successivo sarebbe quello di rincorrere di nuovo la mortalità. L’uomo deve sempre rincorrere qualcosa che va contro l’ordine naturale delle cose. Personalmente la morte la vivo come una frattura improvvisa e dolorosa di un legame affettivo che esiste tra le persone. Oggi posso vederti, parlarti, toccarti, amarti. Domani queste cose non posso più farle e ne soffro. Molto di più se quando ho avuto la possibilità di farle, non le ho potute fare. A quel punto, oltre alla sofferenza del distacco, provi anche il rimorso di non aver detto o fatto quello che avresti potuto, finché ne avevi ancora il tempo.

    Venus può tutto, ma non può amare. È dunque nella sfera dei sentimenti che si colloca il vero confine tra uomo e macchina? Ritieni sia un confine destinato a rimanere insormontabile?

    Le macchine un giorno potranno amare ed avere dei sentimenti. Credo che quello che l’uomo desidera, prima o poi lo ottiene. Abbiamo esempi nella cinematografia di robot che provano sentimenti: “Blade runner”, “A. I.” (Intelligenza Artificiale), “L’uomo bicentenario”, “EVA” ed altri. Il tema della psicologia dei robot e dei loro sentimenti, l’intelligenza artificiale appunto, è qualcosa che si sta studiando e che prima o poi ci troveremo ad affrontare nella nostra quotidianità.

    A chi e perché consiglieresti la lettura del tuo libro?

    Nonostante nel libro ci siano situazioni forti, penso che sia alla portata anche di un pubblico di lettori giovani. C’è un po’ di tutto, sentimento, tecnologia, azione, suspense. Il libro è stato scritto principalmente per far passare qualche ora spensierata agli appassionati della lettura, poi se qualcuno ne trae anche qualche spunto di riflessione, ben venga.

    Apprendo dalla tua biografia che nutri anche una grande passione per la musica. Quale potrebbe essere la colonna sonora ideale per Cyborg 1.0?

    Sai che a questa cosa non avevo mai pensato? Però ora che me ne dai la possibilità, sto ricordando che un mio amico e collega musicista, Max Smeraldi, chitarrista e compositore con il quale ho collaborato per la produzione di un CD, nel 2004 compose un brano dal titolo “Cyborg”. Un brano complesso e cervellotico, proprio come il protagonista John Miller. Un brano che potrebbe accompagnare molti momenti e situazioni del libro.

    Per la pubblicazione hai scelto la strada del selfpublishing. A cosa si deve questa scelta? A oggi, ne sei soddisfatto?

    A oggi, se non avessi scelto questa strada, posso tranquillamente affermare che non sarei qui a rispondere alle tue domande. Nel senso che non avrei neanche pubblicato il libro. Le CE tradizionali non puntano molto sui giovani autori esordienti, forse uno ogni diecimila? Penso che il selfpublishing sia la strada del futuro. Anche nella produzione del CD musicale di cui ti dicevo prima, ci siamo affidati all’autoproduzione.

    La tecnologia ha ormai invaso anche il mondo editoriale

    e pian piano sta modificando le nostre abitudini di lettura. Quale il tuo rapporto con gli ebook e con i cambiamenti a cui stiamo assistendo?

    Ho un ottimo rapporto con gli ebook. Essendo un amante della tecnologia, non mi faccio sfuggire le possibilità che essa offre. Tra l’altro, viaggiando in treno per lavoro, ho la possibilità di portare nel mio tablet decine di libri contemporaneamente. Ciò non toglie che gli scaffali della mia libreria siano pieni e stracolmi di libri cartacei.

    Quanto è importante per te la lettura? Ci sono dei romanzi che porti nel cuore o degli autori che prendi a modello?

    Mi piace moltissimo leggere e viaggiare con la fantasia. Inoltre ritengo che la lettura aiuti a migliorare il proprio modo di scrivere e si imparano molte cose, anche sulla tecnica della scrittura. Non ho un modello di riferimento o un autore preferito. Ho invece dei generi che prediligo, che sono i romanzi storici e le storie di vampiri. Rimarrai stupita da questa rivelazione, immagino. Ti chiederai come ho potuto scrivere un libro di fantascienza amando invece il romanzo storico o il genere gotico. Non ti nascondo che ho nel cassetto un romanzo storico iniziato ben quattro anni fa, ma credo che rimarrà ancora un po’ lì dentro, almeno fino a quando non mi sentirò pronto per affrontare questo genere, che sicuramente è molto più difficile da trattare e mettere su carta rispetto alla fantascienza.

    Altri progetti e sogni per il futuro?

    Ho iniziato un altro romanzo, sempre di fantascienza. Sì, vorrei prendere confidenza e migliorare ancora prima di passare ad altri generi. In fondo, la fantascienza non la può contestare nessuno, essendo appunto, fantascienza. Posso scrivere e immaginare ciò che voglio. Il come scriverlo e farlo piacere al lettore, quella è un’altra storia, ma spero di riuscirci.

  • ARTICOLI WEB

    'Enza Venturelli: vi racconto il mio Cosimo Cristina', un romanzo di Roberto Serafini.

    Ilgiornaleweb.it

    "Vi racconto il mio Cosimo Cristina", il giovane giornalista ucciso dalla mafia.

    IdeazioneNews.it

    Termini Imerese. “Vi racconto il mio Cosimo Cristina”

    Cefaluweb.com

    Enza Venturelli. Vi racconto il mio Cosimo Cristina (Roberto Serafini)

    Foglidiversi.blogspot.it

    Anniversario della morte del giornalista termitano Cristina. Parla la fidanzata Venturelli: «Ce l'hanno ammazzato, sono morta insieme a lui»

    Il caleidoscopio delle Madonie

    Termini Imerese. “Vi racconto il mio Cosimo Cristina”

    Siciliafan

    “Vi racconto il mio Cosimo Cristina”: l’IISS “Stenio” e la Rivista Espero ricordano, con un libro che riporta alla luce, per la prima volta, la vita privata del giovane giornalista ucciso dalla mafia

    Esperonews

    Termini Imerese; si ricorda il giornalista ucciso dalla mafia Cosimo Cristina

    Ennapress

  • RECENSIONI

    UNA RACCOLTA DELLE PIU' BELLE RECENSIONI RICEVUTE SU AMAZON

    Per il libro "Enza Venturelli. Vi racconto il mio Cosimo Cristina.

    4 stelle

    Ho letto un libro diverso, un atto di denuncia capace di trasmettermi emozioni pur trattando un argomento assai spinoso, difficile, per molti versi doloroso, che la memoria di una donna coraggiosa ha permesso di ricostruire nei dettagli.
    La vicenda, ambientata tra la fine degli anni cinquanta e gli inizi del 1960, narra la biografia di un brillante giornalista di provincia, Cosimo Cristina, uomo tutto d’un pezzo, incurante del pericolo, che riuscì a sfidare i poteri forti dell’epoca, andando ad indagare e scoperchiare i segreti della mafia siciliana. Una voce fuori del coro, che non indietreggiò di fronte alle minacce, immolando la sua giovane vita per la ricerca della verità e della legalità.
    Un “J’accuse” senza se e senza ma, ricostruito fedelmente dalla testimonianza di Enza Venturelli (zia dello scrittore) attraverso la fitta rete di corrispondenza scambiata col suo fidanzato. Le pagine scorrono, una dopo l’altra, ricostruendo fedelmente date ed avvenimenti della loro bellissima storia d’amore, fatta di decine e decine di lettere, dove i due si rivelano, si confidano, dove la parola speranza è d’obbligo, dove ci si interroga, dove si spera in un futuro migliore, lontano dall’omertà e dal crimine legalizzato dell’epoca.
    Tutti sapevano e molti hanno taciuto per paura di ritorsioni. Chi si è ribellato, ha pagato con la propria vita. Tutto è stato insabbiato,nascosto. Un assassinio in puro stile mafioso, fatto passare per suicidio. Cristina era un testimone scomodo che aveva travalicato la fitta rete di omertà ampiamente dilagante rivelando verità scomode, che facevano luce su persone assolutamente

    5 stelle

    Benché il libro di Roberto Serafini sia incentrato sulla figura di un giornalista, Cosimo Cristina, ucciso dalla mafia nel 1960, in realtà ci racconta la storia di due giovani che si amano, lo scambio di lettere tra i due fidanzati ci mostra uno spaccato della vita che si faceva in quegli anni, com’era la gioventù di allora, cosa pensava e come viveva i rapporti sentimentali. Roberto ha svolto un gran lavoro di collazione e raccolta dati e si è calato nei panni della giovane nissena, ha riportato in luce questo periodo buio, ma al tempo stesso radioso del passato di Enza, tragicamente conclusosi. Un libro toccante, che ci restituisce però il lato umano di un giornalista coraggioso e di una donna innamorata e solare.

    5 stelle

    Ci vuole coraggio a riaprire vecchie e dolorose ferite del passato. Enza Venturelli, ultima e più amata fidanzata di Cosimo Cristina, giornalista ucciso dalla mafia, lo fa. Dopo 55 anni, apre il suo cuore ancora sanguinante al nipote scrittore che racconta con profondo rispetto un amore puro e sincero quale è stato quello dei due giovani siciliani. Ci vuole coraggio a scrivere di fatti accaduti troppi anni fa, che quasi nessuno ricorda o conosce, ci vuole coraggio a tenere alta la testa quando la gente si volta dall'altro lato per paura di finire ammazzata.
    Lettere di tenero amore si alternano a pagine di cronaca documentate dai giornali del tempo e a foto che danno un volto ai protagonisti di questo romanzo/denuncia. Grazie Signora Venturelli.

    4 stelle

    Una storia d'amore d'altri tempi, quello tra Cosimo e la sua fidanzata Enza Venturelli, voce narrante e ispiratrice di questa opera, in cui Roberto Serafini ha saputo fondere sapientemente ricordi personali, lettere, cartoline, articoli e cronache dell'epoca.
    Racconta gli ultimi anni di vita del giornalista siciliano ucciso dalla mafia il 5 maggio 1960, un ritratto privato che ne mette in luce i sentimenti, i sogni, i progetti oltre all'impegno civile, un giornalista scomodo di cui solo negli ultimi anni si sta recuperando la memoria.

    5 stelle

    Cosimo Cristina è stato appunto un appassionato, un uomo che ha riversato la sua energia e il senso di giustizia in ogni cosa che ha fatto, perdendo la vita in nome di una giustizia che anche noi, dopo 55 anni, stentiamo a trovare.
    Un plauso a Roberto Serafini, al suo stile asciutto ma vibrante, che mi ha portato in Sicilia con le sue parole, facendomi immedesimare nei luoghi cari ai protagonisti, come se fossi anche io con loro, su quelle strade, su quei binari, assistendo come in un teatro ad uno spaccato di vita vera.

    5 stelle

    Cinque su cinque, ma se di stelle ce ne fossero state dieci, le avrei messe tutte. Ho letto questo libro con gran piacere senza riuscire a smettere. La trama e la copertina, a prima vista, danno l'dea di pura fantascienza, cosa che a me piace molto, ma al suo interno si possono trovare oltre a quella, note ricche di emozioni, un coinvolgimento emotivo molto forte, che non è fantascientifico, è reale, una sfumatura di vita.
    Scritto in maniera scorrevole, delicata e diretta dall'autore, senza nessun inutile dilungarsi sulle vicende. Lo consiglio vivamente, non solo agli amanti delle letture sulla fantascienza, ma anche a chi è ricco di sensibilità.

    5 stelle

    Quando ho deciso di leggere questo libro ero piuttosto scettico non essendo un amante di racconti sci-fi. Poi, dai primi capitoli, ho capito che mi trovavo difronte a qualcosa di diverso che non fosse solo fantascienza. Una storia che mi ha coinvolto fin da subito con la vita di John Miller e il suo cyborg Venus, il sogno di una vita. Dietro a quel sogno che avrebbe cambiato il mondo, si cela una vita parallela del protagonista. Ricordi di avvenimenti tragici e soprattutto di un fatto che lo ​t​ormenterà per tutta la vita. Nel romanzo si percepisce amicizia, amore, passione e confronto tra ciò che è umano e ciò che non lo è, portando il lettore a un finale inaspettato e con qualche domanda che fa riflettere sul fatto ​se un g​i​orno saremo mai pronti a condividere sentimenti con un Cyborg 1.0
    Questo romanzo è come un film, quando è bello lo rivedi. In questo caso lo rileggi e saprai apprezzare e vivere in pieno ogni particolare, ogni parola scritta. Complimenti all'autore.

    5 stelle

    Un libro particolare e sorprendente. Scritto molto bene, tratta un tema originale. Confesso che, quando mi sono approcciata al libro, pensavo si trattasse della solita opera di fantascienza. Mi sono subito ricreduta; sapevo che l'autore era in gamba, ma con questo lavoro mi ha davvero colpita. Amore e circuiti si intrecciano in questa visione di un possibile futuro, lasciando il lettore con una domanda: possono le macchine provare sentimenti?

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